«Il dato politico più rilevante emerso oggi al Ministero – afferma il segretario generale Fiom‑Cgil Taranto, Francesco Brigati – è che il ministro Adolfo Urso ci ha comunicato in modo esplicito che il Governo non stanzierà ulteriori risorse per l’ex Ilva, sostenendo che nuovi fondi potrebbero essere considerati dalla Commissione europea come aiuti di Stato. È una posizione che ci mette davanti a un quadro di gravissima incertezza e che rischia di compromettere definitivamente ogni prospettiva industriale e occupazionale del sito di Taranto».
Brigati ricorda che l’incontro era stato richiesto «esclusivamente per affrontare le criticità di Taranto», e che i sindacati avevano chiesto che si svolgesse direttamente in città: «Abbiamo ribadito al ministro – spiega – i problemi di sicurezza, l’aumento della cassa integrazione, le manutenzioni ordinarie e straordinarie ormai impossibili da programmare per mancanza di risorse. È un quadro che denunciamo da mesi e che oggi, purtroppo, trova conferma nelle parole del Governo».
Sul tema del bando di vendita, Brigati sottolinea che «il ministro non ci ha fornito alcuna informazione, limitandosi a dire che sono in corso trattative. Nulla di più rispetto a ciò che leggiamo sui giornali. Ho chiesto direttamente chiarimenti sulle risorse finanziarie e la risposta è stata netta: finiscono i 349 milioni già stanziati, poi non ci sarà altro. Questo significa che siamo in una situazione drammatica, perché senza risorse non si rimette in marcia nulla».
Il segretario Fiom evidenzia anche un altro punto emerso nel confronto: «Il Governo spera che la trattativa per la vendita si chiuda nel più breve tempo possibile, ma precisa che le condizioni poste da chi ha manifestato interesse prevedono la riaccensione di due altoforni. È una condizione irrealistica: senza risorse non si riavvia nulla, e lo stesso piano industriale parlava di interventi entro maggio. Oggi si ipotizza, forse, la fine dell’anno. È evidente che queste condizioni non esistono».
«La novità più preoccupante – aggiunge Brigati – è proprio la scelta del Governo di non mettere più un euro. Questo non solo aggrava la situazione attuale, ma indebolisce anche qualsiasi futuro acquirente, che si troverà davanti un impianto fermo, senza manutenzioni e senza garanzie. È come se si volesse arrivare alla vendita con un impianto allo stremo, lasciando ai lavoratori solo incertezza e paura. Per queste ragioni abbiamo ribadito che l’unica soluzione é un intervento pubblico necessario a garantire una transizione ecologica e sociale».
Brigati conclude con un appello: «La vertenza ex Ilva riguarda il futuro industriale del Paese e la vita di migliaia di famiglie. Serve un’assunzione di responsabilità immediata. Non accetteremo che Taranto venga accompagnata verso il baratro nel silenzio e nell’inerzia. Chiediamo al Governo una convocazione urgente a Palazzo Chigi e un percorso chiaro, trasparente e sostenuto da risorse adeguate. Senza questo, ogni discorso sulla vendita o sulla continuità produttiva resta solo un’illusione».
Francesco Brigati
segretario generale Fiom Cgil Taranto
