Home Acciaierie d'Italia in ASLettera aperta al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

by Fiom Taranto

​Egregia Presidente del Consiglio,

​in occasione dell’iniziativa a Bari sul governo più longevo della storia della Repubblica italiana, crediamo sia necessario farLe presente quanto si sta verificando a Taranto sulla pelle di migliaia di lavoratori dell’ex ILVA e dell’Appalto, oltre che sul futuro di una città già fortemente provata da una vertenza ad oggi irrisolta e che nei prossimi mesi rischia di implodere definitivamente.

​La vertenza ILVA, dal 2012 ad oggi, ha attraversato vari governi, sia politici che tecnici, e nessuno di questi ha mai programmato un serio processo di transizione ecologica: passaggio necessario per superare le criticità ambientali e sanitarie, oltre al dramma occupazionale e industriale che non riguarda solo Taranto e il Mezzogiorno, ma l’intero Paese.
​Il governo più longevo della storia repubblicana avrebbe potuto e dovuto dare risposte a migliaia di lavoratori, ma la sua stabilità non ha purtroppo evitato il disastro sociale e ambientale che sta per abbattersi sul capoluogo ionico.
​Sia chiaro: nessun governo nel corso degli anni ha garantito una prospettiva industriale tale da farci uscire da questa fase di impasse. Si è costantemente intervenuti con decreti d’urgenza per rinviare un problema sicuramente non di facile soluzione, determinando di fatto un progressivo peggioramento delle condizioni dei lavoratori e degli impianti dello stabilimento siderurgico.

​Tuttavia, crediamo fermamente che la stabilità di un esecutivo avrebbe dovuto garantire una prospettiva industriale e, di conseguenza, occupazionale e ambientale, al fine di evitare quanto sta accadendo a Taranto e negli altri siti in cui il gruppo ADI è insediato.

​Dopo la sciagurata gestione di ArcelorMittal, da cui è conseguita la seconda amministrazione straordinaria, il governo da Lei guidato non ha avuto il coraggio né la determinazione di intervenire con risorse finanziarie adeguate a traghettare un periodo che avrebbe dovuto essere propedeutico alla trasformazione dell’attuale ciclo produttivo a carbone.
​Si è preferito invece — nonostante ci fosse un piano di ripartenza presentato dai commissari straordinari di ADI in AS — procedere con un bando di vendita internazionale per uno stabilimento in grande difficoltà, sia in termini di risorse finanziarie sia, soprattutto, dal punto di vista impiantistico.

​Ed è stata proprio la mancanza di risorse finanziarie a portare, a novembre del 2025, al cosiddetto “Piano Corto” — da noi definito sin da subito “piano di chiusura” — incentrato esclusivamente sulla vendita dell’ex ILVA, da concludersi nel giro di qualche mese. Ovviamente non si è raggiunto il closing della vendita nei tempi previsti e il decreto della Corte d’Appello di Milano ha evidenziato in modo palese l’inefficacia dell’azione governativa.

​Il prossimo 8 settembre a Palazzo Chigi, il giorno prima dell’udienza in cui si discuterà l’istanza di sospensiva, il governo dovrà necessariamente dare risposte in merito alla piattaforma presentata dalle organizzazioni sindacali. Soprattutto, dovrà chiarire se il governo più longevo della storia repubblicana intenda chiudere un sito d’interesse strategico, mettendo per strada 20 mila lavoratori e provocando una bomba sociale e ambientale senza eguali.

​La verità che sta emergendo in queste ore in fabbrica — sebbene occorra attendere l’udienza del 9 settembre — è che il governo sembra aver già deciso per la chiusura. Nello stabilimento sono infatti in corso riunioni per avviare le procedure di spegnimento dell’area a caldo, senza alcuna prospettiva o garanzia per i lavoratori e per il processo di transizione ecologica.
​La stabilità e la credibilità di un Paese si misurano soprattutto nella capacità di saper tutelare gli interessi generali dell’Italia — a partire dai lavoratori — e nel salvaguardare un tessuto produttivo in grado di rispondere alle sfide future attraverso un intervento pubblico che non contrapponga diritti costituzionali, come invece è avvenuto in questi lunghi anni di vertenza.

​Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l’ILVA senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale. È giunto il tempo di dare risposte concrete alle rivendicazioni dei lavoratori per evitare un disastro che sarà ricordato nella storia della nostra Repubblica, e di fronte al quale la Fiom Cgil, unitamente ai lavoratori e alle altre organizzazioni sindacali, continuerà a battersi con determinazione.

Taranto, 4/9/2026

RSU Fiom Cgil Acciaierie d’Italia in AS – Ilva in AS – Appalto

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