Editoriale di Michele De Palma, segretario generale Fiom CGIL, sul Corriere della Sera del 24 agosto 2026
Le contestazioni alla Presidente del Consiglio sono state una manifestazione democratica: fischi come fuochi di segnalamento lanciati allo Stato da parte di una popolazione.
L’apertura dei giochi è stata l’unica occasione per essere visti, riconosciuti, in anni di oblio. Sono stato a Taranto come negli altri impianti dell’ex Ilva molte volte in questi anni e di opportunismi ne ho visti tanti. E aggiungo che, in tutta onestà, chi è all’opposizione non può pensare trasformare il dissenso alla Presidente in consenso per sé. Perché nessuno anche nei banchi della minoranza parlamentare può lanciare la prima pietra. Più che concentrarsi sulla contestazione occorrerebbe ascoltare gli applausi al Presidente della Repubblica.
Quegli applausi sono la speranza nella Repubblica delle persone che per vivere deve lavorare. Quegli applausi sono stati la richiesta di applicare la nostra Costituzione, come del resto ha detto il Presidente Mattarella: “l’impegno nazionale per occupazione, salute e sviluppo di Taranto”. Chiedo ai leader politici: queste parole nate per Taranto non dovrebbero valere per l’intero Paese? E’ ora che le classi dirigenti – politiche ed economiche – comprendano che la perdita della dignità delle persone diventa perdita di dignità dell’intero Paese.
Abbiamo bisogno di una classe politica meno narcisista che la smetta di giocare a sorpassarsi a destra sul nazionalismo e a sinistra sulla leadership mentre i cittadini chiedono di essere visti, ascoltati, di essere protagonisti e non spettatori. Perché i fischi di Taranto sono quelli in gola di una parte importante di chi per vivere deve lavorare in tutto il Paese e sarebbe riduttivo pensare che riguardino solo la maggioranza.
In Italia da troppo tempo siamo nel pieno di una tempesta economica, sociale e ambientale in cui la rappresentanza politica prima si azzuffa per prendere il comando e poi preso il timone comincia a dire che la colpa è degli altri. Intanto la nave affonda.Non sarebbe ora di fare di Taranto una parte della riscossa dell’intero Paese? Le differenze politiche farle diventare materia di confronto reale e non gioco delle parti elettorali?I metalmeccanici sull’Ilva e sul Paese hanno mostrato grande responsabilità nell’interesse generale della Repubblica. Anche quando in questi anni siamo stati accusati di essere contro l’industria quando scioperavamo per salute, ambiente e lavoro. E poi come responsabili della messa in discussione della salute e sicurezza dei cittadini mentre eravamo gli unici a dare battaglia sindacale e legale per tutelare lavoro e salute.La chiusura dell’ex Ilva avrebbe un impatto sociale, economico e industriale su Taranto, Puglia e Paese enorme. Ma soprattutto sarebbe una condanna per il futuro perché dimostrerebbe che siamo un Paese che distrugge e non costruisce.
Come FIM, FIOM e UIlM, grazie al confronto anche duro nelle assemblee (i fischi sono la normalità con cui si fa i conti quando ti confronti con la realtà), abbiamo scritto un documento che ha due pilastri: decarbonizzazione e occupazione per l’ex Ilva.
“Occupazione, salute e sviluppo” queste tre parole dovranno diventare centrali per chi ha responsabilità di governo ed economiche. Si possono realizzare solo con gli investimenti. Se i privati hanno coraggio industriale, che siano imprese o banche, è il momento di dimostrarlo. Servono risorse per fare un salto in avanti (a partire dall’attuazione del Dri) che valorizzi il lavoro e non faccia pagare ai lavoratori responsabilità di altri licenziandoli o mettendoli in cassa integrazione. Ma serve un nuovo piano per un nuovo equilibrio tra città e industria, vale per Taranto perché vale per il Paese. C’è chi vorrebbe un futuro da Italia in miniatura, fatta di una industria in miniatura, con un sud suddito. Un ritorno a un lontano passato che rinnega lo spirito della Repubblica.
Per queste ragioni è urgente un confronto tra le istituzioni, da palazzo Chigi al parlamento fino alle regioni e comuni, verifichi gli industriali che hanno interesse reale e sono disposti a metterci del loro per realizzare un piano straordinario.L’Italia ha bisogno di Taranto e Taranto ha bisogno dell’Italia. E’ ora di sperimentare una reale democrazia economica partecipata dando attuazione all’art. 41 della nostra Carta. L’iniziativa economica diventi utile all’ambiente, alla salute e alla dignità umana.
